letteratura

libRiamo: 15 settembre Pino Roveredo al Palazzo Taccò Aita

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Alle 18 di giovedì 15 settembre a Palazzo Taccò Aita di Cormòns, patrimonio culturale regionale, la nona tappa di “libRiamo ne’ lieti calici”, l’anteprima di Cormònslibri che porta letteratura e musica nelle ville e aziende del centro collinare. Ad accogliere l’ultimo libro di Pino Roveredo “Mastica e sputa” edito dalla Bompiani, il bellissimo Palazzo Taccò Aita che si trova vicino a piazza XXIV Maggio, nel cuore del centro storico di Cormons. Costruzione risalente alla fine del Seicento, il cui progetto attribuito a Giovanni o Leonardo Pacassi, ha nel salone di rappresentanza stucchi di G.B. Mazzoleni e due grandi tele, lunghe undici metri, del pittore G.M. Lightenreiter che raccontano le storie degli Asburgo. La villa fu ereditata nel 1897 dalla famiglia De Blunfeld; fu quindi acquistata da Alessandro Visca nel 1922 e, nel 1943, dalla famiglia Aita, attuale proprietaria, che conserva in buone condizioni tutto il complesso. “Mastica e sputa” è un libro che parla di donne di dolori, fatiche di uomini. Malattia, isolamento, solitudine, carcere, manicomio. Il mondo di Pino Roveredo torna in una raccolta di racconti lucidi, spietati, disarmanti come di consueto, che si tratti di schegge o di esistenze narrate intere, di redenzioni in extremis o di condanne irreversibili. A presentare l’ultimo lavoro del Premio Campiello triestino, gli Studenti del Liceo scientifico “Duca degli Abruzzi” di Gorizia, un modo per interessare i giovani alla lettura e spronarli all’interazione e al confronto con un pubblico di coetanei e adulti. Ad accompagnare l’interessante pomeriggio musica classica d’autore con Sara Clanzig al flauto traverso e Laura Pandolfo all’arpa.

Villa Taccò Aita
Patrimonio Culturale Fvg
via Dante, 7

Sinossi – “Ho passato anni a fare l’equilibrista sopra il filo esatto della ragione, con l’attenzione di scartare le righe irregolari del difetto, finché un giorno è successo che ho perso il passo, si è rotto il filo, frantumata la linea retta, e io sono caduto dalla storia.

Donne di dolori, fatiche di uomini. Malattia, isolamento, solitudine, carcere, manicomio. Il mondo di Pino Roveredo torna in una raccolta di racconti lucidi, spietati, disarmanti come di consueto, che si tratti di schegge o di esistenze narrate intere, di redenzioni in extremis o di condanne irreversibili. Un bacio e un morso: la vita è così, e siamo tutti sempre impegnati a masticare e sputare, come dice la canzone di De André che diventa leitmotiv di un amore spaccato in due da un delitto non commesso. Ma in questo universo che ha la nettezza scavata del bianco e nero entrano anche la luce del mare, la leggerezza di una parola umile, fagioli, che si meriterebbe una doppia per guadagnare ancora più sapore, la voglia di guardare certe città belle per definizione – Trieste, Parigi – con gli occhi nuovi della meraviglia.

Pino Roveredo è nato nel 1954 a Trieste da una famiglia di artigiani: il padre era calzolaio. Dopo varie esperienze (e salite) di vita, ha lavorato per anni in fabbrica. Operatore di strada, scrittore e giornalista, collaboratore del “Piccolo” di Trieste, fa parte di varie organizzazioni umanitarie che operano in favore delle categorie disagiate. Bompiani ha pubblicato Mandami a dire (2005, Premio Campiello, Premio Predazzo, Premio Anmil, Premio “Il campione”), Capriole in salita (2006), Caracreatura (2007, Premio Torre di Castruccio 2008), Attenti alle rose (2009, Premio “La Lizza d’oro” di Massa Carrara e Premio “Giuseppa Giusti” di Monsummano), La melodia del corvo (2010), Mio padre votava Berlinguer (2012) e Ballando con Cecilia (2014). Nel 2011 ha partecipato al film Sono rimasto senza parole / Pino Roveredo incontra Antonio Stagnoli.

Sara Clanzig, diplomatasi al liceo musicale annesso al Conservatorio Tomadini di Udine nel 1998, consegue il diploma di flauto a pieni voti nel 2011 sotto la guida del M° Marcossi. Nel 2008 consegue il Master in Interpretazione e Performance al Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano nella classe del M° Ancillotti e nel 2014 termina in Biennio di II Livello in flauto al Conservatorio Tartini di Trieste. Suona in varie formazioni cameristiche ed orchestrali e dal 2012 è titolare della cattedra di flauto alla Scuola Secondaria di Primo Grado. Laura Pandolfo, diplomatasi brillantemente in arpa sotto la guida della Professoressa Patrizia Tassini. Docente di arpa, ha partecipato distinguendosi a concorsi nazionali e internazionali. Tra i primi dieci d’Italia nel 2011 a Castrocaro Terme.


Il palazzo Taccò Aita si trova vicino a piazza XXIV Maggio, nel cuore del centro storico di Cormons. La sua costruzione risale alla fine del Seicento, come evidenziato da un documento d’archivio dal quale emerge che nel 1703 esisteva già la cappella dell’Immacolata Concezione dei baroni Taccò. L’edificio, il
cui progetto può essere attribuito con sufficiente certezza a Giovanni o Leonardo Pacassi, che in quel periodo operavano a Cormons, fu costruito su delle preesistenti case disposte a cortina. La tipologia è quella tipica dei palazzi settecenteschi, che anche successivamente furono costruiti nella cittadina, con a facciata principale leggermente arretrata rispetto al fronte strada, a creare una piazzetta, e gli annessi rustici disposti formando una corte interna. Il prospetto, dalle linee austere, è composto simmetricamente rispetto all’asse centrale. Su di esso si trovano in successione il portale d’accesso carraio con arco a tutto sesto e cornice in bugnato, che conduce direttamente alla corte interna, una finestra a doppia altezza con arco a tutto sesto e cimasa aggettante, ed infine un oculo. Anche le finestrature sono disposte simmetricamente rispetto all’asse mediano secondo il ritmo 2-3-2; hanno tutte cornice in pietra e scuri in le gno. Al piano terra un’alta fascia non intonacata funge da basamento. Il corpo padronale, costituito da due piani con sottotetto, è affiancato da due ali laterali, leggermente più basse, al centro delle quali si trovano due finestre ad arco con la lunetta tamponata. Il portale dà accesso a un atrio passante tripartito, con la parte centrale più larga pavimentata in ciottoli e la struttura costituita da colonne in pietra alternate a un sistema di pilastri e travi in legno. Una scala posta lateralmente conduce al primo piano dove, nel salone di rappresentanza, sono conservati degli stucchi di G.B. Mazzoleni e due grandi tele, lunghe undici metri, del pittore G.M. Lightenreiter che raccontano le storie degli Asburgo. A sinistra dell’ala laterale è annessa la cappella gentilizia dedicata alla Madonna. Altri corpi rustici, adibiti in passato a stalle e usi agricoli, sono legati alla villa e disposti a formare una planimetria a “C” che determina una corte interna chiusa con giardino. La villa fu ereditata nel 1897 dalla famiglia De Blunfeld; fu quindi acquistata da Alessandro Visca nel 1922 e, nel 1943, dalla famiglia Aita, attuale proprietaria, che conserva in buone condizioni tutto il complesso.
Istituto regionale ville venete

Categorie:letteratura, musica

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